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Aci e Galatea

Arte e Cultura > Leggende

Le ninfe erano sempre solite giocare sulla spiaggia. Ma, un giorno, i loro gridolini festosi attirarono l’attenzione di Polifemo, il ciclope figlio di Poseidone che abitava nei dintorni, che, incuriosito, venne a vederle giocare. Le ninfe rimasero atterrite dalla sua presenza: era pur sempre un essere gigantesco con un occhio solo.

Aci e Galatea - statua

Polifemo allora, compreso il loro terrore, decise di allontanarsi da loro facendo ritorno alla sua officina all’interno dell’Etna dove creava, insieme ai suoi fratelli, fulmini per Zeus e realizzava opere in ferro di ogni tipo come la splendida creazione dell’armatura di Achille.
Ma il ricordo della visione delle ninfe che giocavano era sempre vivo nella sua mente, tanto da indurlo, nei giorni seguenti a ritornare sulla spiaggia ad ammirare le ninfe che giocano. Con il trascorrere del tempo le sue apparizioni alla spiaggia non fecero più spaventare le ninfe, ormai abituate alla sua ingombrante presenza. Fu così che, giorno dopo giorno, Polifemo cominciò ad innamorarsi di una di esse: Galatea, la più bella e dolce fra le ninfe che però era segretamente innamorata di Aci, un umile pastore figlio del Dio Pan, protettore dei boschi e dei monti. I due erano soliti incontrarsi segretamente alla scogliera quando tramontava il sole e si intrattenevano, teneramente abbracciati, fino all'imbrunire per poi fare ritorno, separatamente, alle proprie abitazioni.

Un giorno un satiro recapitò un messaggio orale alla ninfa Galatea: Polifemo la chiedeva in sposa. La ninfa rispose al satiro di riferire a Polifemo che, seppur lusingata dalla proposta, non poteva accettare perchè il suo cuore apparteneva ad Aci. Il satiro allora andò a riferire la cattiva notizia a Polifemo che, folle di rabbia, cominciò a sdradicare tanti alberi, poi scagliò il povero satiro contro una roccia ed, infine, con pugni rabbiosi contro le pareti della grotta, fece tremare tutta la montagna.

Aci e Galatea - Dipinto

Intanto i due innamorati, ignari della furia di Polifemo, si incontrarono ancora al loro solito posto e Galatea riferì ad Aci della proposta avuta e delle perplessità che essa aveva destato in lei, ma Aci la tranquillizzò subito confermandole il suo amore e dicendole che nessuno avrebbe mai potuto separarli. Quando Galatea andò via, Aci si incamminò, come al solito, per i boschi, incontrò Polifemo che, accecato dall’ira, sradicò una roccia enorme e la scagliò contro Aci, che rimase ucciso.

Quando Galatea seppe dell’accaduto corse da Aci trovando il suo corpo, ormai privo di vita, schiacciato sotto l'enorme roccia. Alla povera ninfa non rimase altro che piangere disperatamente davanti al corpo esamine del povero Aci. Il suo pianto di genuino dolore commosse gli Dei che, per alleviare la sua sofferenza, trasformarono Aci in un bellissimo fiume che scendendo dall’Etna andasse a sfociare proprio nel tratto di spiaggia dove erano soliti amarsi i due giovani. Così facendo diedero la possibilità alla ninfa di continuare ad unirsi al suo innamorato, bagnandosi nelle sue acque, come facevano prima.








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