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Gli Austriaci

Arte e Cultura > Storia della Sicilia
 
 

INDICE

 
 
 
  ¤ Gli austriaci(1720-1734)
Stemma austriaco

La storia della Sicilia austriaca comprende l'arco temporale in cui la Sicilia fu parte dei domini della Casa d'Asburgo. Tale periodo, durato circa quindici anni, ebbe inizio il 20 febbraio 1720, con il Trattato dell'Aia, che sancì il passaggio dell'isola da Vittorio Amedeo II a Carlo VI, e si concluse nel 1734, quando Carlo di Borbone la conquistò, restituendole la condizione di stato indipendente.

Il 28 febbraio 1719, le truppe austriache, al comando del generale Claudio Florimondo di Mercy, sbarcarono sull'isola, ma, anche se il Trattato dell'Aia era già in vigore, il Marchese di Lede continuò a combattere, non avendo ricevuto comunicazioni in merito dalla Spagna. Egli accettò di trattare l'evacuazione delle sue truppe solo nei mesi successivi, firmando i relativi articoli il 6 maggio 1720. Il passaggio dell'isola agli austriaci provocò l'esodo di parte della nobiltà isolana verso il Piemonte ed, in maggior numero, verso la Spagna di Filippo V; fin dall'inizio, i rapporti tra il nuovo Re di Sicilia e l'aristocrazia locale non furono facili, anche perché il sovrano (avendo ottenuto il regno per diritto di conquista) non si riteneva più legato al mantenimento dei numerosi privilegi del regno, rispettati, invece, da tutti i regnanti precedenti a partire da re Pietro III di Aragona a cui l'isola si era volontariamente data.

 
 
  ¤ I Vicerè

Ciò fu evidente dall'inizio con il rifiuto da parte del generale Mercy, giunto a Palermo prima del viceré designato Niccolò Pignatelli di Terranova Castelvetrano y Noya duca di Monteleone, di ricevere gli ambasciatori del Regno.
Comportamento ribadito in seguito dal fatto che il viceré accetto il giuramento di fedeltà del Regno di Sicilia, ma, a sua volta, non giurò, come da consuetudine, di rispettare i privilegi del Regno.Il 20 luglio 1728 giungeva a Messina il terzo viceré austriaco, si trattava di Cristoforo Fernández de Cordova conte di Sastago.

Carlo V° di Borbone

Il nuovo viceré si trovò ad operare in un periodo molto travagliato e fu spesso accusato di parzialità; comunque, dopo il primo triennio di viceregno, fu riconfermato. In ogni caso, vi fu un'inchiesta che coinvolse pesantemente un collaboratore del viceré, Marco Quiros, segretario di Stato e Guerra in Sicilia, tramite il quale si voleva colpire, non del tutto a torto, il Sastago.
Lo scoppio della guerra di successione polacca, comunque, non permise che l'inchiesta arrivasse ad un verdetto e il Sastago avvertiva, il 28 gennaio 1734, che se come richiesto da Vienna, egli doveva inviare due dei suoi quattro reggimenti a Napoli, la Sicilia sarebbe rimasta praticamente sguarnita ed egli si sarebbe dovuto ritirare da Palermo in una piazzaforte (la cui scelta ricadde su Siracusa), anche perché i siciliani avevano «un grande amore per gli Spagnoli», per via del lungo periodo (400 anni), in cui erano stati sottoposti al loro dominio.
In effetti, furono trovate varie prove di intrighi orditi dai baroni a favore del Re di Spagna.
Alla fine, su suggerimento dell'arcivescovo di Valenza (componente del Consiglio di Spagna, che da Vienna amministrava l'isola), si giunse al compromesso per cui i privilegi del Regno furono concessi «per nuova grazia» dall'Imperatore, ma, comunque, con la condizione che il loro mantenimento era subordinato al comportamento che i siciliani avrebbero tenuto nei confronti del loro "nuovo" monarca.
Il nuovo viceré, già nominato dal 1718 e appartenente alla nobiltà parlamentare siciliana, era stato scelto con l'intento di attirare la simpatia dei componenti la sua classe sociale verso la casa asburgica.
In breve, comunque, egli attirò su di sé molte critiche, per i favoritismi che faceva nei confronti dei congiunti o delle persone a lui vicine; inoltre, a differenza di quello che pensava la corte viennese, i suoi legami con la classe baronale isolana erano molto tenui.
Nel corso del 1721 esplose un aspro conflitto tra il Monteleone e la nobiltà palermitana, cosa che portò, nell'anno successivo, alla rimozione del duca dal suo incarico.
Il nuovo viceré, Joaquín Fernández Portocarrero marchese d'Almenara, giunto nello stesso anno, sarebbe rimasto in carica fino al 1728.
Egli riuscì a riorganizzare l'apparato amministrativo dell'isola e si occupò dei vari problemi di ordine pubblico che affliggevano il Regno (incursioni piratesche, corruzione dei pubblici ufficiali, protezione data dai baroni ad alcuni delinquenti, controllo degli schiavi, eccetera). Inoltre, dovette continuare l'azione diplomatica verso le élites siciliane volta ad assicurarne la fedeltà all'Imperatore e, nello stesso tempo, assicurare protezione alle universitas, sia regie che baronali, verso i soprusi spesso compiuti dai nobili. La sua opera, grazie anche al periodo di pace in cui operò, fu proficua.

 
 
  ¤ Il ritorno dei Borbone

Nel 1734 Carlo di Borbone, infante di Spagna, mosse alla conquista del Regno di Sicilia. Nell'isola, si combatte pochissimo e, visto che il mandato del Sastago era scaduto, si nominò un nuovo viceré nella persona del marchese Giuseppe Rubi che, in conseguenza del fatto che i nemici dell'Austria controllavano completamente il mare intorno alla Sicilia, non riuscì a porre mai piede sull'isola.
Il 25 settembre 1734, la guerra poteva dirsi conclusa e nello stesso giorno venivano scelti dalla Deputazione del Regno gli uomini «da inviare a Napoli per presentare gli omaggi del Regno al nuovo re Carlo III°.
Nel 1735, Carlo divenne sovrano di Sicilia e l'isola ritornò ad essere uno stato indipendente, sebbene, di fatto, fosse unita a Napoli.

 
 






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