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I Musulmani

Arte e Cultura > Storia della Sicilia
 
 

INDICE

 
 
 
  ¤ I Musulmani (827-1091)
I Saraceni

Il dominio islamico sulla Sicilia (Siqilliyya) iniziò a partire dallo sbarco a Mazara del Vallo nell'827 e terminò con la caduta di Noto nel 1091.
Già a partire dal VII° secolo l'isola aveva subito molte incursioni musulmane.

Gli Arabi si erano attestati sulla sponda africana del Mar Mediterraneo (dove esistevano dei piccoli regni Berberi sconfitti dal condottiero Uqba b. Nāfi intorno al 685 a seguito della celebre "cavalcata" che lo portò fino alle sponde atlantiche del sud del Marocco), dopo che avevano già conquistato parte della Spagna e le isole di Malta e Pantelleria. La Sicilia era quindi ritenuta strategica per il controllo del Mediterraneo a discapito dei rivali Bizantini.
La disgregazione dell'Impero bizantino e la sua debolezza si facevano pesantemente sentire in Sicilia, alimentando un certo malcontento, in un'area che da sempre, sia politicamente che culturalmente, si sentiva più vicina ed attratta da Roma e da quello che fu l'Impero d'Occidente piuttosto che da Costantinopoli e dall'Impero d'Oriente.
Tra l'803 e l'820 l'efficienza bizantina nel quadrante centrale del Mediterraneo cominciò a decrescere vistosamente, in concomitanza con il governo dell'Imperatrice Irene mentre la vicenda di Tommaso lo Slavo contribuiva ad accrescere lo stato di debolezza dell'Impero.
Il turmarca della flotta bizantina Eufemio di Messina, che si era impadronito del potere in Sicilia con l'aiuto di vari nobili, chiese l'aiuto dei regnanti Maghrebini (di fede Islamica, ma etnicamente Berberi) nell'825 per tutelare il suo dominio sull'isola. I Bizantini reagirono duramente sotto la guida di Fotino ed Eufemio, battuto a Siracusa, scappò in Ifrīqiya (all'incirca l'attuale Tunisia). Lì trovò rifugio presso l'emiro aghlabide di Qayrawān, Ziyadat Allah I°, cui chiese aiuti per realizzare uno sbarco in Sicilia e cacciare gli odiati bizantini.
Gli Aghlabidi erano allora squassati da un acuto contrasto che contrapponeva la componente indigena, islamizzata in seguito alle prime conquiste islamiche del VII° secolo e condotta da Manṣūr al-Tunbūdhī, all'esercito arabo che era giunto in Ifrīqiya all'epoca dell'istituzione dell'Emirato, per volere del califfo Hārūn al-Rashīd col primo Emiro Ibrāhīm ibn al-Aghlab. I musulmani, che forse avevano già progettato un'invasione della Sicilia, prepararono una flotta di 70 navi, chiamando al jihād marittimo il maggior numero di volontari, ufficialmente per assolvere a un obbligo morale ma di fatto per allontanare dall'Ifrīqiya il maggior numero possibile di sudditi facinorosi che non avevano mancato di creare gravi tensioni, tanto nelle file della componente araba quanto all'interno dei ranghi berberi, con grave danno per la popolazione civile.


 
 
  ¤ La conquista musulmana

L'invasione ebbe inizio il 17 giugno dell'827 e lo stuolo in gran parte berbero (ma alla guida di elementi arabi o persiani), fu affidato al qādī di Qayrawān, Asad b. al-Furāt. Lo sbarco avvenne nei pressi di Capo Granitola, vicino   Mazara   del   Vallo   e   poi  fu occupata Marsala (in arabo Marsa ‘Alī, il porto di ‘Alī o Marsa Allāh, il porto di

Imbarcazione Araba

Dio) ed entrambi i centri furono fortificati e usati come testa di ponte e base di attracco per le navi.
La spedizione che voleva con ogni probabilità conquistare solo le ricchezze dell'isola, non s'illuse di poter superare le difese di Siracusa, la capitale dell'isola, ma la sostanziale debolezza bizantina e della Sicilia, da poco uscita da un duro conflitto contro l’usurpatore Tommaso lo Slavo, fece prospettare ad Asad la concreta possibilità che l'iniziale intento strategico potesse essere facilmente mutato in una spedizione di vera e propria conquista.
Superata in un aspro scontro l’armata della Sikalia, messa in fuga presso Corleone, e superata anche nell’828 un’epidemia probabilmente di colera che portò alla morte per dissenteria lo stesso Asad, sostituito da Muhammad b. Abī l-Jawarī per volere degli stessi soldati, i musulmani ottennero nell’830 i rinforzi richiesti.

 
 
  ¤ L'assedio di Messina
Soldati Arabi

Fu così possibile ai musulmani, che già avevano preso Agrigentum (divenuta in seguito Girgenti e poi Agrigento), espugnare nell'831 Palermo, eletta capitale della Sicilia islamica (Siqilliyya), quindi Messina, Motyca nel 845 (oggi Modica) e Ragusa, mentre Castrogiovanni (oggi Enna) fu presa solo nell’859.
Resisteva Siracusa, sede dello strategos da cui dipendevano tanto il drungariato di Malta quanto le
arcontie (ducati) di Calabria, di Otranto e di Napoli.

Fu necessario più d'un decennio per piegare la resistenza degli abitanti del solo Val di Mazara e ancor più per impadronirsi tra l'841 e l'859 del Val di Noto e del Val Demone.
Toccò al generale Giafar Ibn Muhammed occupare Catania nel 877, e poi Siracusa il 21 maggio 878, superato il blocco impostole nell’872-873 da Khafāja b. Sufyān b. Sawādan, che cadde il 21 maggio 878, a oltre mezzo secolo dal primo sbarco, al termine d’un implacabile assedio che si concluse col massacro di 5.000 abitanti e con la schiavitù dei sopravvissuti, riscattati solo molti anni più tardi.
Basilio I decise allora di mandare una flotta di 140 navi comandata dal generale Nasar per contenere l'espansionismo degli Arabi, che avevano ormai sottomesso i 3/4 dell'isola. La flotta ottenne una inaspettata vittoria navale sugli Arabi nel 880 presso Milazzo, ma questa vittoria non riuscì a risollevare la situazione.
L'ultima roccaforte importante della resistenza bizantina a cedere fu Tauromenium (Taormina) il 1º agosto del 902 sotto gli attacchi dell'emiro Abū l-ʿAbbās Ibrāhīm b. Ahmad.
L'ultimo lembo di terra bizantino a resistere ai musulmani fu Rometta che capitolò solo nel 965.
Nel 902 Ibrāhīm II°, dismessi i panni da Emiro aghlabide per il veto opposto alla sua nomina dal califfo abbaside di Baghdad, indossò quelli del mujāhid (combattente del gihād) e tentò di risalire l'Italia, con l'idea di giungere fino a Costantinopoli.
Passò pertanto lo Stretto e percorse in direzione nord la Calabria. Non trovò particolare resistenza ma la sua marcia si arrestò nei dintorni di Cosenza, che forse fu la prima città ad opporre una certa resistenza all'invasione. Ibrāhīm II, colto da dissenteria, spirò in breve tempo e le sue truppe, al limite dello sbando, si ritirarono.
Basilio I decise allora di mandare una flotta di 140 navi comandata dal generale Nasar per contenere l'espansionismo degli Arabi, che avevano ormai sottomesso i 3/4 dell'isola. La flotta ottenne una inaspettata vittoria navale sugli Arabi nel 880 presso Milazzo, ma questa vittoria non riuscì a risollevare la situazione.
L'imperatore Michele IV° di Bisanzio, volle iniziare una campagna di riconquista della Sicilia dagli arabi, che venne affidata al generale Giorgio Maniace. Alla fine dell'estate del 1038, sbarcò nell'isola, dove in brevissimo tempo occupò Messina. Successivamente la spedizione si diresse verso l'antica capitale dell'isola, Siracusa, che resistette fino al 1040. Quello stesso anno Maniace tra Randazzo e Troina sconfisse le truppe musulmane di un non meglio identificato ʿAbd Allāh ma poco dopo una rivolta interna lo costrinse abbandonare la Sicilia e ritirarsi sino in Puglia.


 
 
  ¤ L'assedio di Messina

Fu così possibile ai musulmani, che già avevano preso Agrigentum (divenuta in seguito Girgenti e poi Agrigento), espugnare nell'831 Palermo, eletta capitale della Sicilia islamica (Siqilliyya), quindi Messina, Motyca nel 845 (oggi Modica) e Ragusa, mentre Castrogiovanni (oggi Enna) fu presa solo nell’859.
Resisteva Siracusa, sede dello strategos da cui dipendevano  tanto il
drungariato    di    Malta    quanto    le

Guerriero Turco

arcontie (ducati)  di  Calabria,  di Otranto e, almeno teoricamente, di Napoli.
Fu necessario più d'un decennio per piegare la resistenza degli abitanti del solo Val di Mazara e ancor più per impadronirsi tra l'841 e l'859 del Val di Noto e del Val Demone.
Toccò al generale Giafar Ibn Muhammed occupare Catania nel 877, e poi Siracusa il 21 maggio 878, superato il blocco impostole nell’872-873 da Khafāja b. Sufyān b. Sawādan, che cadde il 21 maggio 878, a oltre mezzo secolo dal primo sbarco, al termine d’un implacabile assedio che si concluse col massacro di 5.000 abitanti e con la schiavitù dei sopravvissuti, riscattati solo molti anni più tardi.
Basilio I decise allora di mandare una flotta di 140 navi comandata dal generale Nasar per contenere l'espansionismo degli Arabi, che avevano ormai sottomesso i 3/4 dell'isola. La flotta ottenne una inaspettata vittoria navale sugli Arabi nel 880 presso Milazzo, ma questa vittoria non riuscì a risollevare la situazione.
L'ultima roccaforte importante della resistenza bizantina a cedere fu Tauromenium (Taormina) il 1º agosto del 902 sotto gli attacchi dell'emiro Abū l-ʿAbbās Ibrāhīm b. Ahmad.


San Giovanni degli Eremiti a Palermo

L'ultimo lembo di terra bizantino a resistere ai musulmani fu Rometta che capitolò solo nel 965.
Nel 902 Ibrāhīm II°, dismessi i panni da Emiro aghlabide per il veto opposto alla sua nomina dal califfo abbaside di Baghdad, indossò quelli del mujāhid (combattente del gihād) e tentò di risalire l'Italia, con l'idea di giungere fino a Costantinopoli.

Passò pertanto lo Stretto e percorse in direzione nord la Calabria. Non trovò particolare resistenza ma la sua marcia si arrestò nei dintorni di Cosenza, che forse fu la prima città ad opporre una certa resistenza all'invasione. Ibrāhīm II, colto da dissenteria, spirò in breve tempo e le sue truppe, al limite dello sbando, si ritirarono.
Basilio I° decise allora di mandare una flotta di 140 navi comandata dal generale Nasar per contenere l'espansionismo degli Arabi, che avevano ormai sottomesso i 3/4 dell'isola. La flotta ottenne una inaspettata vittoria navale sugli Arabi nel 880 presso Milazzo, ma questa vittoria non riuscì a risollevare la situazione.
L'imperatore Michele IV° di Bisanzio, volle iniziare una campagna di riconquista della Sicilia dagli arabi, che venne affidata al generale Giorgio Maniace. Alla fine dell'estate del 1038, sbarcò nell'isola, dove in brevissimo tempo occupò Messina. Successivamente la spedizione si diresse verso l'antica capitale dell'isola, Siracusa, che resistette fino al 1040. Quello stesso anno Maniace tra Randazzo e Troina sconfisse le truppe musulmane di un non meglio identificato ʿAbd Allāh ma poco dopo una rivolta interna lo costrinse abbandonare la Sicilia e ritirarsi sino in Puglia.


 
 






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