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I primi abitanti

Arte e Cultura > Storia della Sicilia
 
 

INDICE

 
 

I primi abitanti

 

I Sicani

 

Gli Ausoni

 

Gli Elimi

 

I Morgeti

 

I Fenici

 

I Siculi

 

 
  ¤ I primi abitanti
Colonie greche, siti punici ed indigeni

Dal 3.500 a.C. convenzionalmente si pone termine al periodo preistorico in Sicilia e con l'invenzione della scrittura.
Questo periodo, denominato epoca della metallurgia, è diviso in:
  - età del rame (3.500 - 2.001 a.C.);
  - età del bronzo (2.000 - 1.201 a. C.);
  - età del ferro (1.200 - 500 a.C.).

Con le scoperte dei metalli e della tecnologia per il loro sfruttamento inizia un nuovo periodo di continue mutazioni.  
Il primo metallo ad essere utilizzato fu l'oro di cui, essendo molto duttile, se ne fece un uso esclusivamente ornamentale.
Pian piano che si affinavano le tecniche di lavorazione si scoprivano nuovi metalli e grazie alle migliorate tecniche di fusione, mescolando i metalli tra loro, si arrivò alla produzione delle leghe metalliche. Nasce così il rame, poi lo stagno, e dalla loro successiva fusione, nasce il bronzo, molto più duro ed utile per utensili ed armi, per poi giungere al ferro intorno al 1.200 a.C.
Ma queste continue scoperte metallurgiche porta anche alla produzione di nuove armi sempre più micidiali e con esse la possibilità, per il popolo più evoluto, di occupare nuove terre a svantaggio di quelle popolazioni più deboli che non potevano resistergli.
E' in questo periodo che maturano anche le prime invasioni della Sicilia abitata ancora da primitive razze di nativi che conducevano una vita da età della pietra.

 
 
  ¤ I Sicani

I Sicani, erano una popolazione di pastori e agricoltori di origine Iberica (Spagna) che, scacciati dalla loro terra da popolazioni Liguri, avrebbero occupato l'area tirrenica, dalla Liguria attraverso l'Italia meridionale fino ad arrivare in Sicilia.
L'arrivo dei Sicani in Sicilia avviene durante la prima età del bronzo (2000 a.C. circa).

Grotte di Pantalica

Ben presto questo popolo occupò quasi tutta l'isola che dal loro nome fu chiamata Sikanie.
Bisognerà attendere, il 1270 a.C. perché successive invasioni di Siculi, Elimi e Ausoni giungessero in Sicilia e cacciassero i Sicani nella parte centro-occidentale dell'isola (allora chiamata Imera meridionale.
I principali centri dei Sicani furono Iccara (odierna Carini), Inico (l'isola San Nicola sita in Licata), Indara e Càmico (oggi Siculiana in Prov. di Agrigento), Erbesso e Halycia quest'ultimi di incertissima identificazione.
Loro tracce rimangono nella necropoli di Caltabellotta con le caratteristiche tombe a camera e nella valle del Platani nell'antica città di Càmico.

 
 
  ¤ Gli Ausoni
Gli Ausoni in Sicilia

Gli Ausoni erano Osci (popolazione italica di origine indoeuropea) stanziata nell'Italia Meridionale già intorno al 1600 a.C., all'inizio del Bronzo medio, in un territorio che si estendeva dal basso Lazio fino alla Calabria e dalla Campania fino al fiume Sele.

Essendo una delle più  antiche popo- lazioni italiche dominanti, già nel'VIII

secolo a.C. avevano già raggiunto una certa stabilità territoriale.
Quando, nel IV secolo a.C., Roma aveva cominciato ad estendere il suo potere diventando una minaccia per tutte le popolazioni limitrofe, per contrastarne il dilagante potere gli Ausoni si alleano con i Sanniti, popolazione anch'essa osca, contro Roma.
Dopo anni di battaglie sanguinose, Roma ha il sopravvento; città come Ausona, Vescia-Sessa, Minturnae, Sinuessa, Veseris, Capua e Nola vengono distrutte con estrema ferocia ed inizia così, da parte dei romani, una feroce rappresaglia per sottometterli completamente.
Verso il 1.400 a.C., un gruppo di Ausoni guidato da Liparo, nel tentativo sfuggire a questa repressione, via mare raggiunse l'isola eoliana di Lipari dove fondò una città che fu chiamata Lipara.
Intorno al 1270 a.C., attaccati dagli Iapici, altro popolo osca che viveva nell'Italia meridionale, furono costretti ancora a fuggire, raggiungendo la vicina Sicilia, e dopo un feroce scontro con i Siculi, occuparono una parte dei territori nord della Sicilia centrale. In seguito, dopo aver intrapreso rapporti di buon vicinato con le vicine popolazioni e trovandole molto simili a loro, riuscirono ad integrarsi ed amalgamarsi così bene con i Siculi da fondersi e unirsi a loro in un unico popolo.

 
 
  ¤ Gli Elimi

Le origini degli Elimi sono sconosciute. Secondo il mito, Elimo era un principe troiano, figlio di Anchise e fratellastro di Enea.
L'antico nome Elima, richiama il periodo in cui i Greci distrussero Troia 1184 a.C., la città dell'Asia Minore.
Il principe Elimo con altri compagni presero il mare per trovare salvezza in Sicilia e si fermarononella regione del Crimiso. Enea, loro  amico,  partito  da

Città Elime

Troia con una ventina di navi e oltre tremila uomini, sbarcò a Trapani; per caso Enea ritrovò Elimo e dato che non vi erano speranze di poter tornare in patria, edificò due città che presero nome Elima ed Egesta dal nome di Elimo e di Egesto, i suoi compagni. Egesta sarebbe l'attuale Segesta; Elima sorse sul monte dove aveva trovati i compagni di Elimo.
La regione venne chiamata Elimica ed i popoli che vi si stanziarono, dediti alla pastorizia ed all'agricoltura, presero il nome di Elimi.
Essi probabilmente derivano dalla mescolanza di genti autoctone con popolazione di tipo egeo e, forse, gruppi liguri.
Sembra certa la loro origine non greca e questo spiegherebbe la perenne rivalità con la colonia greca di Selinunte.
Il popolo degli Elimi fu forte a sufficienza per resistere prima alla conquista greca, poi a quella di Siracusa; conobbe le devastazioni di Pirro e subì l'egemonia Cartaginese.
La storia di questo popolo si conclude nel IV sec. a.C. con la caduta sotto il dominio romano.
Città principali città fondate dagli Elimi sono Eryx (oggi Erice) che ospitava il centro religioso, Entella situata nell'entroterra palermitano vicino all'attuale Contessa Entellina, Iaitias su uno promontorio che domina la odierna San Giuseppe Iato e Segesta la città dalla storia più rilevante e tumultuosa.


 
 
  ¤ I Morgeti
Panoramica di Morgantina

I Morgeti sono un antico popolo che faceva parte del gruppo delle cosiddette genti italiche che intorno al 1500 a.C. occuparono le zone ioniche della Calabria, spingendosi, in seguito, fino al golfo di Taranto.
Passato poi lo Stretto di Messina intorno IX secolo a.C., si spinsero nell'area centro orientale della Sicilia stanziandosi  in   Serra   d'Orlando  e

ricacciando le popolazioni indigene che vi abitavano sempre più verso occidente.
Non sono ancora ben definite, né tutte le aree da essi abitate né la lingua usata.
Tra le città più importanti da loro fondate, figura Morgantina, che da essi ha preso il nome.
Nel IV° secolo a.C. i coloni Calcidesi di Catania giunsero a Morgantina risalendo la valle del Simeto e del suo affluente Gornalunga; si insediarono nella città convivendo abbastanza pacificamente con i precedenti abitanti, assimilandone anche la religiosità,. e contribuendo attivamente alla crescita della città.
Nel 500 a.C., i Morgeti vengono sconfitti da Ippocrate tiranno di Gela e Morgantina subisce così la prima distruzione.
Nel 459 a.C., la città venne presa e distrutta da Ducezio, condottiero dei Siculi, durante la rivolta contro il dominio greco.
Dopo la disfatta di Ducezio nel 450 a.C. il territorio di Morgantina passò nell'orbita di Siracusa e fu in seguito ceduto a Camarina nel 424 a.C. in cambio di una somma di denaro.

Nel 396 a.C. la città fu conquistata da Dionisio I, tiranno di Siracusa, durante una campagna militare per riportare le comunità dell'interno sotto il suo dominio. Ma la Polis mal sopportava il giogo siracusano tanto che nel 392 a.C. ospitò l'esercito punico guidato da Magone.
Nella guerra combattuta  in  Sicilia  fra

Teatro e santuario di Demetra e Persefone - Morgantina

Dione, l'allievo del grande filosofo Platone, e suo nipote Dionisio II° il giovane, Morgantina aderì alla causa del condottiero siracusano per riprendersi la propria autonomia. Intorno al 340 a.C., Timoleonte aveva sconfitto l'esercito punico e si era sbarazzato dei vari tiranni delle Polis. Salito al potere si impadronì del territorio e la città venne ricostruita sul pianoro di Serra Orlando: furono edificate le nuove mura e se ne delineò un nuovo assetto urbanistico a schema ortogonale.
La popolazione aumentò parecchio con l'arrivo di nuovi coloni dalla Grecia. Agatocle chiedendo ed ottenendo l'aiuto di 1.200 soldati di Morgantina conquistò, nel 317 a.C., Siracusa e fece realizzare l'agorà di Morgantina.
Il massimo splendore fu quindi raggiunto nel III secolo a.C. durante il lungo regno di Gerone II (275-215 a.C.) e la città arrivò a contare circa 10.000 abitanti.
Durante la prima guerra punica, Morgantina insieme a tutta la Sicilia orientale sotto Gerone II° fu alleata dei Romani. Morto Re Gerone II°, durante la seconda guerra punica Morgantina e le altre città siciliane passarono dalla parte dei cartaginesi (Tito Livio): Infatti il giovanissimo Geronimo, nominato Re dal Consiglio dei 15 saggi istituito dal nonno Gerone II°, sconfessò l'alleanza con Roma e ricevette alcuni emissari di Annibale il grande (IV Barq) i due fratelli Ippocrate e Epicide (di origini siracusane).
Morto Geronimo a Leontini nel 213 a.C. a Siracusa venne istituita la cosiddetta quarta Repubblica dal Senato ma il potere assoluto era nelle mani di Ippocrate e Epicide che cercarono di fronteggiare le legioni romane guidate dal Console Claudio Marcello.

Macellum - Morgantina

Morgantina diventata la base operativa della lega siculo-punica si sbarazzò del presidio romano e nella zecca furono coniate parecchie monete della serie SIKELIOTAN. Attraverso le fonti storiche sappiamo che l'esercito punico di Imilcone (mandato da Annibale) e quello siracusano di Ippocrate trovarono  rifugio  entro  le  mura  fortificate  di

Morgantina. La città non si arrese neanche dopo la caduta di Siracusa nel 212 a.C. e fu assediata e distrutta nel 211 a.C., da Marco Cornelio Cethego che la consegnò all'ispanico Moerico e ai suoi mercenari ispanici quale premio per avere permesso al Console Claudio Marcello la conquista di Siracusa, difesa da Archimede. Dopo la conquista romana le mura vennero abbattute e l'abitato si restrinse notevolmente, ma la città continuò a vivere trasformata in un oppidum romano che veniva utilizzato dalle varie legioni di passaggio per la Sicilia. Intorno al 30 a.C., essa venne gradualmente abbandonata.

 
 
  ¤ I Fenici

L'’infiltrazione fenicia in Sicilia non è datata in modo certo. Probabilmente il popolo, il cui nome deriva dal greco “phôinix” e significa rosso, in relazione alle stoffe purpuree da esso prodotte, si è stanziato nella parte occidentale dell’isola in età anteriore a quella ellenica (intorno all'anno 1000 a.C.).

Le   difficoltà   a   precisarne  la  storia

Rovine di Solunto

derivano non soltanto dalla scarsa documentazione ma anche dal tipo di organizzazione politica che, sebbene aiuti la ricostruzione storica delle diverse città fenicie, non agevola quella unitaria del paese. Gli stanziamenti fenici si ritrovano in tutto il Mediterraneo; in questo mare i fenici diventano gli intermediari tra Oriente ed Occidente.
Sebbene sia noto che avessero rapporti commerciali con tutti gli abitanti della Sicilia, il fatto che si trovassero vicino agli Elimi e ai Sicani fa supporre che esistesse un’affinità linguistica tra di loro.
Successivamente, i Fenici incrementarono i loro commerci a Cartagine e in Sicilia, aumentando così la propria presenza fisica, come abitanti.
Ma il momento di massima espansione si ha dall’XI° secolo in poi, quando i fenici si stabiliscono nella Sicilia orientale e nelle isole di Malta, di Gozo e di Pantelleria.

Alfabeto fenicio

Anche l’origine di Palermo (Panormos) è fenicia così come quella della non lontana Solunto (Solus), di San Pantaleone (vicino Marsala) e della piccola Mozia (Motya).
Nell'isolotto di Mozia recenti scavi hanno consentito di identificare un Tophet, replica del Santuario di Baal-Hammon a Cartagine.

Diversamente da quelle greche le colonie fenicie non erano organizzate come città stabili, ma come punti di scambi commerciali in relazione alla loro attività principale, quella marittima e mercantile.
Con i maestosi cedri del Libano, i fenici costruivano agili imbarcazioni per navigare nel Mediterraneo e così le coste raggiunte sono state attivate nel tempo da porti fiorenti.

Si racconta che, gelosissimi della loro supremazia sul mare, questo popolo teneva in segreto le rotte da seguire e diffondeva leggende terribili per scoraggiare la concorrenza. Sono stati, infatti, i fenici ad inventare l’esistenza di Scilla e Cariddi: i due mostri che affondavano le navi nello stretto di Messina.
L’esigenza di facilitare i rapporti con i popoli più diversi ha spinto probabilmente i fenici ad elaborare una scrittura semplice e veloce: nasce così l’alfabeto della città di Biblo con ventidue segni corrispondenti ai principali suoni della voce umana.
Dall’alfabeto fonetico sono derivati quello ebraico, quello greco e quello romano ancora oggi in uso.

 
 
  ¤ I Siculi

I Siculi di stirpe indoeuropea di incerta origine, intorno al XV secolo facevano parte delle genti italiche che abitavano l'Italia centrale e meridionale. Parlavano una lingua appartenente al sottogruppo italico delle lingue indo-europee che aveva una cera affinità con il latino.

Sicilia pre-ellenica

Nel XIV° secolo a.C. popolazioni Osche invasero i loro territori spingendoli sempre più a sud. Fu quindi per cercare nuove terre che i Siculi raggiunsero la Sicilia orientale ad ondate successive, trovando sempre una spietata resistenza da parte dei Sicani che dapprima furono relegati nella parte occidentale dell'Etna e poi confinati nella parte sud-ovest dell'isola.
I Siculi finirono così per soppiantare lentamente i Sicani dalla maggior parte dell'isola ma dovettero soccombere di fronte al dilagare della colonizzazione greca ed allo strapotere di Siracusa.
Re Hyblon si era proposto come la testa di ponte che avrebbe dettato le regole dell'insediamento greco nella costa orientale dell'Isola, e dove l'intesa decadde e venne meno (e fallì a due passi dal pacifico insediamento in Megara: a Siracusa) si ebbe un conflitto armato. Siracusa (presa da nobili esuli di Corinto) aggredì e sottomise i Siculi di Ortigia; i Corinzi erano al contempo nemici dei Megaresi, pacifici ospiti di Hyblon. Hyblon aveva cercato di riproporre in Sicilia il contrasto in vigore in Grecia tra Corinto e Megara per sconfiggere i Sicusani con l'aiuto dei Megaresi.
Dopo la conquista del piccolo sito commerciale di Ortigia si ebbe una vera fondazione di città, Siracusa, nel secolo VIII° (si ricostruirono tre date: 756, 733, 710 a.C.) e fu retta da un governo aristocratico fino al V secolo a.C., quando subì la stessa sorte di Corinto - con circa un secolo di ritardo - per l'agire di Gelone, già tiranno di Gela.

Palazzo del princpe Anaktoron

Megara Iblea transita anch'essa sotto tirannide nel 480 a.C. per l'agire di Gelone di Siracusa (già tiranno di Gela) che, alleato col fratello Gerone di Gela e col suocero Terone di Agrigento, conquistò l'intera Sicilia Orientale (che altro non è che il perduto regno di Iblone) fino a Catana, Etna e Adrano.
Di questo clima con lotte intestine tra

le città greche più potenti, tentano di approfittare i Siculi che, ancora non completamente sottomessi, tentano di riprendersi i territori perduti.
Sotto la guida di Ducezio i Siculi furono protagonisti di una grande campagna contro praticamente tutti i grossi centri Sicilioti della Sicilia Centro-Orientale.

Già qualche anno prima gli eserciti siculi erano risultati vittoriosi nella coalizione di Siculi di insorti Siracusani e di Akragas, Gela, Selinunte e Imera contro Trasibulo di Siracusa, riuscendo a rovesciare il tiranno. Tra il 466 a.C. e il 461 a.C. i Siculi di Ducezio fecero parte di una coalizione Siculo-Siracusana contro Etna, governata allora da Diomene. La vittoria della coalizione costrinse la popolazione di Etna a fuggire, rifugiandosi sui monti ad est di Centuripe ad Inessa che fu allora ribattezzata "Etna".

Successivamente Ducezio, forte della recente vittoria militare e del malcoltento siculo per la secolare oppressione greca, si erse a capo di una lega sicula divenendo praticamente il Re dei Siculi. Nel 460 a.C. conquistò Etna-Inessa, nel 459 a.C. ricostruì Mene (Menaion in greco) e distrusse Morgantina.

Nel 453 a.C. fondò Palikè e ne fece la capitale del suo stato. Poi conquistò anche Agnone, ma nel 452 a.C. "Syrakos" e "Akragas" gli dichiarano guerra scendendo in campo a fianco delle colonie greche.

Ducezio

Nel 450 a.C. venne sconfitto a Nomai e successivamente a Motyon e fu quindi esiliato a Corinto.
Dopo questo ultimo tentativo di ribellione, cessa di esistere di fatto la resistenza Sicula e tutte le città occupate ancora dai Siculi, cadranno pian piano sotto il potere delle città greche.
A loro dobbiamo le origini della lingua siciliana che nasce proprio in quel periodo quale combinazione delle lingue parlate dagli abitanti del tempo, i Sicani ed i Siculi, e l'attuale nome di Sicilia dato all'isola ( il primo nome fu quello di Sicania dal nome dei loro antichi abitatori i Sicani, in seguito i Greci la chiamarono Trinacria per la sua forma triangolare per poi essere definitivamente chiamata Sicilia dal nome dei Siculi).

 
 






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