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La Sicilia preistorica

Arte e Cultura > Storia della Sicilia
 
 

INDICE

 
 
 
  ¤ La preistoria

La storia della Sicilia, massima isola del mar Mediterraneo per superficie e popolazione, è stata influenzata dai tanti dominatori che sono passati sul suolo.
Grazie alla sua posizione geografica, la Sicilia ha avuto un ruolo di grande importanza negli eventi storici che hanno avuto come protagonisti i popoli del Mediterraneo.

Mappa della Sicilia

L'avvicendarsi di molteplici civiltà ha arricchito la Sicilia di insediamenti urbani, di monumenti e di vestigia del passato che fanno della regione uno dei luoghi privilegiati dove la storia può essere rivissuta attraverso le immagini dei segni che il tempo non ha scalfito e ha tramandato sino ai nostri giorni.
La preistoria della Sicilia è quel lunghissimo lasso di tempo che va dalla comparsa di uomini sull'isola fino al momento in cui i Greci vi introdussero la scrittura.

 
 
  ¤ Il paleolitico (tra i 2.500.000 ed i 10.000 anni a.C.)
Resti fossili di Elephas siciliano - foto G. dall'Orto

Le tracce della presenza dell'uomo in Sicilia sono ancora oggetto di dibattito tra gli studiosi di paletnologia.
Infatti, recenti scoperte fatte negli anni sessanta lungo il fiume Platani che hanno portato alla luce delle pietre bifacciali scheggiate inquadrabili, per analogie tipologiche, al Paleolitico inferiore (tra i 2.500.000 ed i 120.000 anni a.C.), farebbero supporre la presenza dell'australopiteco in Sicilia, uno dei primi ominidi, circa un milione di anni fa.

Ma questa  scoperta  é  stata accolta con  molto  scetticismo   dalla comunità scientifica, mancando una correlazione stratigrafica tra la presenza umana e la presenza di fauna estinta di grosse dimensioni caratteristica del periodo.
Trova, invece, tutti d'accordo il ritrovamento, sotto i resti di industria litica, in numerose grotte in tutta la Sicilia, di sedimenti rossicci ("terre rosse") che presentano una ricca fauna, ora estinta, di elefanti (Elephas mnaidrensis, Elephas melitensis ed Elephas falconeri), di iene, di ippopotami e di Ghiri (Leithia melitensis). Si tratta di specie tipiche dell'isola, il che farebbe pensare a forme di vita ormai isolate, quindi posteriori alla glaciazione Riss. In particolare, le datazioni su questi resti fossili hanno indicato per l'Elephas falconeri della grotta di Spinagallo un valore di 550.000 anni a.C., mentre 180.000 anni a.C. avrebbero i resti di Elephas mnaidrensis della grotta dei Puntali.
Ma, anche qui, la ricerca stratigrafica per accertare una correlazione tra la presenza dell'uomo e quello della suddetta fauna, non ha trovato riscontro e la situazione resta immutata anche per tutto il Paleolitico medio (tra 120.000 e 36.000 anni a.C.).
Pertanto, l'unica ipotesi confermata e che trova d'accordo tutti gli studiosi è quella secondo cui l'uomo fosse giunto in Sicilia, attraverso lo Stretto d Messina, solo nel tardo Pleistocene, poco prima del periodo epigravettiano del Paleolitico superiore (tra i 30.000 ed i 10.000 anni a.C.).
Il complesso di Fontana Nuova a Marina di Ragusa (RG) risulta essere ancora l'unica testimonianza della presenza umana in Sicilia intorno a 30.000 anni a.C., mentre la gran parte delle industrie litiche riscontrate negli scavi siciliani sembrano appartenere a un momento piuttosto avanzato del Paleolitico superiore, con protagonisti gruppi umani giunti dalla penisola.
Questi gruppi umani giunti in Sicilia erano trogloditi, vivevano cioè in grotte. Costituivano gruppi stabili e, anche se sprovvisti di tecniche avanzate per lo sfruttamento delle risorse, riuscirono a svilupparsi ed a progredire grazie all'abbondanza di prede ed all'estrema ricchezza della flora offerta dall'isola. Le attività sedentarie, come la cottura, la lavorazione delle pelli, del legno, delle ossa e della pietra, e forse anche le pratiche religiose e certamente la sepoltura avvenivano all'interno delle grotte. I ritrovamenti di questo periodo sono anch'essi concentrati dentro grotte, mentre solo un sito nel golfo di Castellammare si presenta come una sorta di atelier per la lavorazione della selce.
Per quel che riguarda le isole minori, nell'epigravettiano l'uomo giunge fino a Favignana e Levanzo mentre le altre risultano ancora senza coloni.


Tracce della presenza dell'uomo ci giungono:

  • durante l'epigravettiano antico, da un complesso scavato agli inizi del XX° secolo in una zona imprecisata nei pressi di Canicattini Bagni, da alcuni scavi nell'entroterra siracusano e dalla grotta a Niscemi, presso Palermo.

Ago ed amo scheggiati

    In quest'ultima le pareti presentano incisioni rupestri zoomorfe;

  • durante l'epigravettiano evoluto, dalla grotta di Cala dei Genovesi nell'isola di Levanzo e dal riparo di San Corrado nell'entroterra siracusano;


  • durante l'epigravettiano finale, dalla grotta di San Teodoro, dalla grotta Corruggi (nei pressi di Pachino), dalla grotta Mangiapane e dal riparo del Castello di Termini Imerese.


I più importanti esempi pervenuti di raffigurazioni parietali in Sicilia sono la grotta di Cala dei Genovesi e quella dell'Addaura. La grotta dei Genovesi (o dei Cervi) si trova a circa mezz'ora a piedi, verso nord ovest, dall'unico villaggio di Levanzo.
Quest'isoletta, che era un tempo collegata alla Sicilia da un'agevole passaggio,  presenta   un'abbondante   
tematica   di   raffigurazioni   parietali

Utensili scheggiati

datate con il carbonio-14 al X° millennio a.C..
Anche nella grotta dell'Addaura, a pochi chilometri da Palermo, la raffigurazione parietale è intensa e pone insieme animali e uomini.
La datazione di questi disegni risulta incerta anche se in molti concordano nel datare anch'essi intorno al X° millennio a.C..


 
 
  ¤ Il mesolitiico (tra il 10.000 ed il 5000 a.C.)

Il Mesolitico (età della pietra di mezzo) è un termine che indica in paleoetnologia tutte quelle manifestazioni umane post-pleistoceniche precedenti l'affermarsi della rivoluzione agricola.
La vita nel mesolitico continua a basarsi sulla caccia, sulla pesca e sulla raccolta di vegetali, ma cambia profondamente nei modi e nei metidi a seguito delle variate condizioni climatiche.
Scomparse le grosse prede che avevano caratterizzato il precedente periodo,  ora   la  caccia  é  rivolta  ad

Grotte di Sperlinga

animali di piccola taglia che per sopravvivere cercano riparo nelle foreste che si sono create negli spazi lasciati liberi dai ghiacciai.
L'uomo, quindi, inseguendo le prede che cercano rifugio nelle foreste, lascia per sempre le grotte e sposta le proprie abitazioni in capanne strutturate in villaggi occupando spazi aperti in prossimità di laghi e fiumi lungo le coste.
Tali gruppi umani adattarono il loro armamentario litico alle mutate condizioni climatiche (vengono realizzate piccole schegge di selce fissate a manici di legno o di osso usate per la caccia o per la raccolta di vegetali. Si sviluppano le armi di lancio e con esse l'arco): Possiamo individuare che Mesolitico siciliano va dai 10.000 ai 5000 anni a.C..
Tracce di questo periodo le riscontriamo nei graffiti sulla roccia che rappresentano scene di caccia di animali di piccola taglia nei boschi (come a Corruggi, a 'Uzzo, nei pressi di Erice, ed a Cala dei Genovesi).
L'industria litica dell'orizzonte mesolitico siciliano è quasi del tutto operata su selce e presenta numerosi denticolati. Ad essa sono associate punte e spatole d'osso e ornamenti (come denti atrofici di cervo).
Tra i ritrovamenti mesolitici siciliani più significativi abbiamo il riparo della Sperlinga (Novara di Sicilia).
Per quel che riguarda le sepolture, sarebbero da attribuire al Mesolitico quelle dell'Uzzo e della Molara (nella Conca d'Oro dell'entroterra palermitano).
Venivano deposti uno o due individui per tomba e i corpi venivano adagiati su uno strato di ocra gialla. La fossa era poi ricoperta di pietre.
L'orientamento dei corpi non appare definito, mentre è sempre assente il corredo funerario, se si eccettua qualche raro dente di cervo o qualche ciottolo ben lavorato.
Le sepolture mesolitiche siciliane sono dunque povere di quella serie di piccoli oggetti ornamentali (conchiglie forate, denti e pietre), al contrario di quanto accade per le deposizioni mesolitiche europee.


 
 
  ¤ Il neolitico (tra i 5.000 e i 3.500 a.C.)
Capanna di Thapsos

Il Neolitico é l'ultimo periodo dell'età della pietra.
E' caratterizzato dall'innovazione della lavorazione delle armi e degli utensili che ora vengono pure levigati, nonchè l'uso della ceramica impressa, la coltivazione della terra e l'allevamento del bestiame.
Adesso la presenza dell'uomo si diffonde lungo tutte le coste dell'isola e lungo le valli che costeggiano i fiumi dove vengono realizzati villaggi di capanne circondati da ampi spazi dove viene praticata l'agricoltura.
A Pantelleria sono evidenti le tracce della popolazione dei Sesioti, un popolo  del mare  che  fece  dell'isola

un vero e proprio centro commerciale di esportazione dell'ossidiana molto ricercata per utensili da taglio in tutto il Mediterraneo.
Vi sono presenti resti di mura ciclopiche e le caratteristiche tombe dette "sosi".
Scavi sistematici effettuati negli anni quaranta a Lipari hanno rivelato testimonianze importantissime e stratificate di tutte le civiltà che dal Neolitico (VI millennio a.C.) in poi hanno colonizzato l'isola. Anche questo era un centro di produzione di ossidiana e di ceramiche.
Particolarmente significative sono le rovine del villaggio neolitico sul promontorio di Capo Graziano a Filicudi.Ad alla fine degli anni settanta un frate cappuccino, portò alla scoperta di un villaggio commerciale per il traffico di ossidiana.
Un villaggio fortificato dotato di tempio e necropoli è venuto alla luce vicino Enna, sulle rive del Lago Pergusa, dove nell'VIII° millennio a.C. fu introdotta, per la prima volta lontano dalle coste, la coltivazione dell'ulivo.
L'isola di Lipari venne colonizzata all'inizio del V° millennio a.C. da genti provenienti dalla Sicilia per lo sfruttamento dei suoi giacimenti di ossidiana.

 
 






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