Modi di dire - Sicilia nel Cuore

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Origini del gelato
La tradizione Siciliana del gelato nasce dall'antica usanza araba di preparare lo "scherbet" (in arabo “dolce neve”) che consisteva nel consumo di ghiaccio tritato a neve condito con succhi di frutta o latte. Questa tradizione, sviluppatesi inizialmente nel catanese dove, al posto del ghiaccio tritato, veniva utilizzata la neve dell’Etna
Pubblicato da - 23/6/2021
La Ducea inglese di Sicilia
L'Abbazia di Santa Maria di Maniace (chiamata anche Ducea di Nelson, Castello di Nelson e Ducea di Maniace) si trova al confine fra i comuni di Bronte e Maniace, in provincia di Catania. Fu fondata dalla regina Margherita di Navarra nel XII° secolo. Verrà donata insieme al feudo nel 1799 da Ferdinando di Borbone all'ammiraglio
Pubblicato da - 18/3/2021
L'isola che non c'è
L'isola Ferdinantea, nota anche come "Graham island" in inglese e "île Julia" in francese, è esistita davvero ed ancora oggi è una piattaforma rocciosa di circa 30 mq situata a circa 6,9 metri sotto il livello del mare, formatasi nel Canale di Sicilia, tra Sciacca e l'isola di Pantelleria, durante una breve eruzione
Pubblicato da - 18/3/2021
Ultimi articoli

Modi di dire

Tradizioni
Amuri, e no brodu di ciciri.
Amore, e no brodo di ceci.

A carta malapigghiata è...
La carta malpresa è...

A coppula dò zu Vicenzu.
La coppola dello zio Vincenzo.

Acqua davanti e ventu darreri.
Acqua davanti e vento di dietro.

Alla sanfasò.
Alla carlona.

Allicca a sarda.
Lecca la sarda.

A muta muta e soru soru.
Zitto zitto e calmo calmo.

A muzzu...
A caso...

Annachiti...
Muoviti...

A mia cu mi ci porta 'nta sti centu missi.
A me chi mi ci porta in queste cento messe.

Arrassati i manu du caliaturi.
Allontana le mani dal padellone.

A scippa e chianta.
A togli e metti.
Detto per una persona che ripete o fa sempre la stessa cosa.

A ti viu e non ti viu.
A ti vedo e non ti vedo.
Ad indicare una cosa che appare e poi scompare.

A trasi e nesci.
Ad entra ed esce.
Tra il dire ed il non dire o il fare ed il non fare.

Attirantau 'i palitti.
Ha stirato i piedi.

Aviri l'occhi darreri 'u cozzu.
Avere gli occhi dietro la nuca.

Beddu, o cerchici i pulici a iatta.
Bello, va a cercare le pulci alla gatta.

Bestemmiare come un turco.
Si dice quando si bestemmia frequentemente usando un linguaggio molto pesante.

Cca banna e dda banna me nora...
Di quà e di la mia nuora...

Caminari all'orva 'e ficu.
Camminare alla cieca.

Cani ca nun canusci u patruni.
Cane che non conosce il padrone.

Cariri a piritu.
Cadere come un peto.
Detto per indicare una cosa che accade nel momento giusto.

Carnilivari fallu cu ccu voi, Pasqua e Natali passali che toi.
Carnevale fallo con chi vuoi, Pasqua e Natale passali con i tuoi.

Ccà luci 'a fera, 'nta stu pizzu di cantunera!
Ciò che posseggo è qui, non c'è altro!

Cassariarisi...!
Confondersi...!

Ci fici nesciri 'i peri di fora.
Ci ha fatto uscire i piedi di fuori.

Ci voli 'n puntu e 'na fiura.
Ci vuole un punto e una figura.

Cchi 'nnicchi -'nnacchi...?
Che c'entra... ? Perchè t'immischi ?

Chissu è focu di pagghia.
Questo è fuoco di paglia.

Ci sta comu u furmaggiu 'nte maccaruni.
Ci stà come il formaggio nei maccheroni.

Chiovi a 'ssuppa viddanu.
Piove a inzuppa villico.

Cosi ccu micciu...
Cose con lo stoppino...

Cottu comu 'na Signa
Cotto come una scimmia.

Criccu, Croccu e Manicu di Ciascu.
Cricco, Crocco e Manico di Fiasco.

Cù 'a voli cotta e cù 'a voli cruda.
Chi la vuole cotta e chi la vuole cruda.

Cu di sceccu ni fa 'mulu u primu cauci è do sò.
Chi di un asino ne fa un mulo il primo calcio è suo.

Cù ci attacca sta cianciana a jatta.
Chi gliela attacca questo sonaglio alla gatta.

Cu chissu non si ci pò pighhiari cupiuni.
Con questo non si può prendere copione.

Cu fici fici, basta ca c'è a paci.
Che ha fatto ha fatto, basta che c'è la pace.

Cù havi chiù sali conza 'a minestra.
Chi ha più sale condisce la minestra.

Cu nasci tunnu, non ppò moriri quatratu.
Chi nasce tondo, non può morire quadrato.

Cu mania, non pinia.
Chi maneggia non soffre.

Comu finisci si cunta.
Come finisce si racconta.

Cù mangia fa muddichi.
Chi mangia fa molliche.

Cu pò fari e non fà campa scuntentu.
Chi può fare e non fà campa scontento.

Diciannovi soddi cu na lira.
Diciannove soldi con una lira.

Dopu i cunfetti, si vidunu i difetti.
Dopo i confetti, si vedono i difetti.

E chi parlu turcu?
E che ti parlo turco?
Si dice quando ci si rende conto di non essere stati compresi.

...e si ficiunu i ficu.
...e sono maturati i fichi.

E' comu l'ovu: chiù coci e chiù duru addiventa.
E' come l'uovo: più cuoce e più duro diventa.

...e torna parrinu e ciuscia.
.....e torna prete e soffia...

Faciti beni a jatta ca vi ratta.
Fate del bene alla gatta che vi gratta.

Fa friscalettu...
Fa freddo...

Fari manichi e quartari.
Fare manici e quartare.

Fari 'na nisciuta di funnacu.
Fare un'uscita di fondaco.

Fari 'npurtusu 'nta l'acqua.
Fare un buco nell'acqua.

Fari scialibbia.
Fare festa.

Fari 'u truggiu da mala cumparsa.
Fare una pessima figura.

Fari a vutata du sceccu.
Fare la curva dell'asino.
Affrontare una cosa prendendola molto alla larga.

Finiu a frischi e pirita.
E' finita a fischi e peti.

Finiu a tri tubi.
Finita a tre tubi.

Finiu lu tempu ca Berta filava.
E' finito il tempo che Berta filava.

Fumari come un turco.
Fumare come un turco.
Si dice di chi fuma molto.

Grossa donn'Angilu.
Grossa è don Angelo.
Si dice a colui che parla per indicare che ha detto un grosso strafalcione.

Guai e peni cu l'havi si teni.
Guai e pene chi li ha se li tiene.

Haiu ragiuni ...e ma mangiu squarata.
Ho ragione...e me la mangio lessata

Havi 'n carammu.
Ha una flemma.

Havi l'occhi a pampinedda.
Ha gli occhi a pampina.

Havi na facci ca cci ponu addumari pospira di cira.
Ha una faccia che gli si può accendere un fiammifero di cera.

I maccaruni incunu a panza.
I maccheroni riempiono la pancia.

Irasinni 'nsuppilu 'nsuppilu.
Andarsene a poco a poco.

I tri 'da vaniddazza, chiummu, ferru e cacazza.
I tre del vicolo, piombo, ferro e "cacazza" (scarto, scoria).

Iu ma cantu e iu ma sonu.
Io me la canto e io me la suono.

Iu tagghiu cipuddi e a iddu c'abbambunu l'occhi.
Io taglio cipolle e a lui gli bruciano gli occhi.

Leviti i manu ddo caliaturi.
Togliti le mani dal padellotto.

Luvamici 'u spassu.
Togliamoci il divertimento.

Macari i pulici hannu a tussi.
Anche le pulci hanno la tosse.

M'addubbai...
mi sono igozzato di cibo

Ma chi stai, 'nto bummulu?
Ma dove vivi, nella brocca ?

Manciare a bizzeffi.
Mangiare a sazietà.

Manciari a turca.
Mangiare alla turca.
Si dice quando a tavola si serve il cibo in un unico vassoio da cui i commensali lo prelevano direttamente con le mani o con un cucchiaio.

Manciarisi 'u pani ddo cozzu.
Mangiarsi il pane dall'orliccio.

'Mmaliritta 'a naca ca t'annacau.
Maledetta la culla che ti cullò.

Menu mali ca erunu ficu, su erunu pigna, mi rumpevi a tigna.
Meno male che erano fichi, se fossero state pigne, mi rompevi la testa.

Megghiu picca chianciri c'assai triuliari.
Meglio piagere poco che piagnucolare assai.

Mi camulia 'u ciriveddu.
Mi rode il cervello.

Mi dissi tò patrozzu, quattru 'ta 'nto cozzu.
Mi ha detto tuo padrino, quattro dita sul collo.

Mi facìssi ‘u giùmmu comu ‘i tùrchi!
Farsi il pennacchio  come quello sul cappello dei Turchi.
Si usa questo modo di dire per indicare che non si è riusciti a capire qualcosa, ovvero di essere rimasti perplessi e di non essere riusciti a capire il perché di certi fatti.

Mi ivu 'nto cannarozzu fausu.
Mi è andato nella gola falsa (nella trachea invece che nell'esofago).

Mi sbiddiano l'occhi.
Mi brillano gli occhi.
Termine usato per indicare uno stato di felicità.

Mi sentu pigghiatu di li turchi.
Mi sento come se fossi stato preso dai turchi.
Si dice quando non si capisce quel che sta succedendo.

Mori Sansuni ccu tutti i Filisdei.
Muoia Sansone con tutti i Filistei.

Munnu a statu e munnu è.
Il mondo così è stato e così sarà.

'Ncarammari...
Impigliarsi...

'Ncuttu...
Appicoso...

Nenti c'è ppà iatta.
Non c'è niente per la gatta.

Nesciri di quinta.
Uscire di quinta.

Nesciri puddicini a lu suli.
Uscire pulcini al sole.

Ni mancavanu scecchi 'a fera.
Ne mancavano asini alla fiera.

Niuru cu niuru , non tinci.
Nero con nero non tinge.

Non ci fici diri mancu pìu.
Non gli ha fatto dire neanche pìu.

Non havi mancu sali di salera.
Non ha neanche sale di saliera.

Non sempri arriri a mugghieri ddo latru.
Non sempre ride la moglie del ladro.

'Nto muru vasciu s'appoggiunu tutti.
Nel muro basso si appoggiano tutti.

Nu scuncicari u cani ca dormi.
Non stuzzicare il cane che dorme.

Nu nni mangia mancu a broru.
Non ne mangia neanche in brodo.

'O cuntaccillu a Tofulu
Vallo a raccontare a Tofulo.
Si racconta che ad Arezzo viveva un bel giovane con la sua bella moglie di cui era molto geloso. La moglie, però, mal sopportando la sua gelosia, e per poter uscire la sera, aveva preso l’abitudine di farlo ubriacare così, quando lui andava a dormire, era libera di uscire con altri uomini.
Ma un giorno il marito, insospettito da questa strana attenzione da parte della moglie, finse di ubriacarsi e quando la donna uscì, si chiuse in casa.
Al suo ritorno la donna trovò, così, la porta di casa sbarrata, e, allora, supplicò più volte il marito di farla entrare, ma visti vani tutti i tentativi, decise di minacciarlo: si sarebbe buttata nel pozzo così la gente avrebbe creduto che era stato lui a farlo mentre era ubriaco, e direttasi, senza indugi, verso il pozzo, vi buttò una grossa pietra che provocò un grande tonfo.
Il marito, allora, credendo che si fosse davvero buttata, uscì di corsa per salvarla, e la furba moglie colse l’occasione per entrare in casa chiudendovisi dentro e lasciandolo fuori.
Fu così che il marito, per rientrare in casa, dovette riconciliarsi con la moglie, promettendo che non sarebbe stato più geloso.

O jornu non 'nni vogghiu, e a sira spaddu l'ogghiu...
Di giorno non ne voglio, e la sera consumo l'olio...

Ogni ficateddu di musca è sustanza.
Ogni fegatino di mosca è sostanza.

Ora a chistu ti lu sciroppi tu.
Ora a questo te lo accolli tu.

Orva di l'occhi.
Senza il dono della vista.
Espressione usata nei giuramenti che sta per: "chi io possa accecare se non dico il vero".

Pari ca mi desi 'na pinna di ficutu.
Sembra che mi abbia dato un lobo di fegato.

Pari 'narancinu che peri.
Sembra un arancino con i piedi.

Pari n'arma e priatoriu.
Sembra un'anima di purgatoriu.

Pari 'mpileri.
Sembra un pilastro.
Espressione tipicamente catanese per indicare un uomo alto, forte e di sana e robusta costituzione. Prende origine da “Lu Pileri” che era un tronco d’albero squadrato che era stato piantato al centro della Loggia del Palazzo del Senato catanese nel settecento, per punire pubblicamente chi avesse commesso un reato: il reo veniva legato all’albero (chiamato Lu Pileri) e percosso con una cinghia di cuoio tante volte secondo quanto stabilito dall’ordinanza del Patrizio (carica che oggi corrisponde al Sindaco).

Parra me soggira e senti mè nora.
Parla mia suocera e sente mia nuora.

Pari u diavulu darreri l'artaru.
Sembra il diavolo dietro l'altare.

Parunu a paredda spunnata e l'oghiu abbruciatu.
Sembrano la padella bucata e l'olio bruciato.

Pari u ritrattu da saluti.
Sembri il ritratto della salute.

Purtari chiummu.
Portare piombo.
Si dice per indicare una persona o cosa che porta sfortuna.

Persi u sceccu cu tutt'i carrubbi.
Ho perso l'asino con tutte le carrube.

Pigghia avanti ca spunti prima.
Cammina avanti che arrivi prima.

Pigghiau a strada d'acitu.
Ha preso la strada dell'aceto.

Pirchi dui non fanu tri.
Perchè due non fanno tre.

Ppi tia squagghia a cira.
Per te si scioglie la cera.

Ristamu cù culu 'nterra.
Siamo rimasti col culo per terra.

'Sa benerica.
Vostra Eccellenza mi benedica.
Questo termine è una contrazione del saluto "Vossia benerica" che a sua volta lo è del più completo "Vossignoria benerica" a cui si risponde "Diu t'abbenerica" (Dio ti benedica). Molto usati in questa forma di saluto sono anche: “Sabbinirica”,  “Vossia binerica”, “Vo’scenza benerica”.
Un altro modo di salutare è: "Baciamu li mani a tutti, e' longhi e i cutti" (Baciamo le mani a tutti, alle persone alte e a quelle basse) oppure, se tra amici, "Salutamu cumpari" (Salutiamo compari).

S'abballa senza sonu.
Si balla senza suono.

Sarva 'a pezza pi quannu veni u purtusu.
Conserva un pezzo di stoffa per quando trovi il buco.

S'arridduciu 'n pagghiazzu.
S'è ridotto uno straccio.

S'aggiuccau.
Si è appollaiato.

Sauta 'a iatta..?
Salta la gatta..?

Scinni di puppa e acchiana di prua.
Scende di poppa e sale di prua.
Riferito a persona che sa abilmente destreggiarsi e cade sempre in piedi. Come dire: esce dalla porta e entra dalla finestra.

Sculicenzia....
Chiedo umilmente scusa..

Sedere alla turca.
Si dice quando ci si siede sui talloni.

Semu cumminati a tri tubi.
Siamo combinati a tre tubi.

Semu persi.
Siamo perduti.

Se ti pigghiu ti fazzu comu a sausa.
Se ti prendo ti faccio come la "sausa".

Se ti pigghiu ti pistu comu a racina.
Se ti prendo ti pesto come l'uva.

Si comu 'a furchetta 'nto brodu.
Sei come la forchetta nel brodo.

Si ficiru 'i ficu.
Si sono fatti i fichi.

Si mangiaru 'na cona.
Hanno mangiato molto..

Si mangiau l'anchi e i patanchi.
Hanno mangiato le anche e le patanche.

Si pigghiau u itu cu tutta a manu.
Si è preso il dito con tutta la mano.

Si sucàvu 'a cucuzza.
Si è bevuto la zucca.

Si misi l'acqua intra.
Si è messo l'acqua dentro.

Si chiù lisciu di 'ncoddu di buttigghiuni.
Sei più liscio di un collo di bottiglione.

Si vistivu di calia 'nfurnata.
Si è vestito di ceci abbrustoliti.

Si voli spartiri macari a cinniri 'ddo fucularu.
Si vuole dividere anche la cenere del fornello.

Spara a cu visti e 'nserta a cu nun visti.
Spara a chi ha visto e colpisce a chi non ha visto.

Spogghi'a Cristu e vesti a Maria.
Spoglia a Cristo e veste a Maria.

Stari ccu du peri 'nta 'na scarpa.
Stare con due piedi in una scarpa.

Stamu facennu u giru 'ddo palancuni.
Stiamo facendo il giro della palanca.

Sta cugghennu l'ogghiu supira u maccu.
Sta raccogliendo l'olio sopra il macco

Tutt'è bbonu e binirittu.
Tutto è buono e benedetto.
Detto come formula augurale.

'un mi tuccari chi mi lassu.
Non mi toccare che mi fai cadere.
Detto di qualcosa in bilico ma anche di persona debole sia fisicamente che caratterialmente.
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